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Approssimazione è precisione. Per questo l’affermazione che ciò che è, esiste, non ha alcun senso. Solo questione di parole: ciò che è, è, ma non esiste; se non in quanto è, ha luogo, è grossolanamente verificabile. Stasera, trenta dicembre, questa casa sarà solo per noi; così domani: tutto si ripeterà come tutto sempre si ripete e gli daremo l’ultimo ingannevole significato. Non hai ancora deciso cosa sia più autentico: se l’importanza che attribuiamo alla gioia o al dolore. Ma resta il fatto che succede, e si può fare a meno di ogni sovrastruttura, senza stare a scomporre e ricomporre i piani; basta riuscire a prendere in giro se stessi e gli altri. I segni sono sempre quelli, dall’inizio dei tempi, se c’è un inizio; come i tasselli di vetro e le lame d’argento su cui abbiamo camminato nel piccolo cosmo di piazza Guidi, a Vinci, soffusi del chiarore delle dodici punte della stella tridimensionale, nell’ombra dell’uomo leonardiano. E ogni fuoco che si accende, il suono di un campanello, una porta che si apre, un canarino nella gabbia, un uccello che si alzi a fatica, il seme nella vagina, ne sono solo manifestazioni transitorie e comunque vada, ripetibili. Ho sempre associato i segni ai graffi; forse perché le prime testimonianze di scrittura sono incisioni. Ogni segno, qualunque sia, ha origine nella violenza e rappresenta sempre un misfatto. È vero che certe cose non si possono cambiare, perché sono troppo squallide perché tu lo possa fare; e mi fa star male accorgermi di come si possa travisare un riferimento a ciò che è stato con una questione personale. Si notano subito le pretese quando ti senti minacciato, ma è più difficile vedere le persone che ci sono dietro: dieci giorni all’ospedale, fuori di testa, senza che si sappia o che a qualcuno importi. Potresti morire, e nessuno sarebbe in grado di trovare la tua lapide. Però ricorderai quello che volevo. Strana ironia. Stasera ci dedicheremo del tempo. Solo una, due ore; per spostare una pallina sull’abaco, un’asta di una lettera su un foglio, un rimorso dalla coscienza. Poi sarà di nuovo tutto immobile e più meschino del solito. Ci occuperemo d’altro, di andare avanti. E chi sarà poi mai questo “ci”; siamo noi? Siete voi o io? Le cose che c’interessano? E davvero sono queste, o stiamo solo rubando al resto, fingendo di regalare per sentirci migliori? Si dedica una cosa, si fa una promessa, e poi ci se ne lava le mani. Questo è andare avanti. Non far caso a chi rimane indietro. Funziona così per tutti; anche per me. Non soprattutto; anche per me. Nessun biasimo. È l’animo umano. Ma resta il fatto che alcune persone brillano per insensatezza, cattiveria, narcisismo, egoismo, insensibilità, stupidità, opportunismo. Malelingue che pugnalano pur di non rischiare una semplice carezza. Tu, senza più sonno, non riesci ad accettarlo, a fartene una ragione. Nessuno si azzarderà a farti cambiare idea, se non a parole, se non richieda toppo tempo o impegno da rubare alle proprie nuove ma provvisorie occupazioni. E ciò che hai detto, ciò che hai scritto, è solo un’aggiunta inutile; è solo altro in cui ciascuno cerca e trova esclusivamente se stesso.

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