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in bilico
su un millimetrico
bordo immaginario
ho un corpo
che ha dimensione

come ce l’ha la tua voce
che preme muta l’origine
da un’infinita alterità;

tiro sù una casina
di legnetti,
gioco il bricolage
dei defunti in vita
dei vivi già morti

le parole sopravanzano,
avanti soccombono;

da un equilibrio
di muscoli si disfano
in una maschia obesità.

Dall’immobilità
respiri sordi, voli
slanci misteriosi
scoli,
fischi muti;

è dall’oscurità;
all’improvviso,
dalle varici dell’immobilità;

è all’improvviso,
dalle narici
dalla bocca
coi suoi sputi,
è dalle orecchie

che di nuovo sono
un punto solo
e inappagabile
dell’universo.

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