abbiamo dentro di noi un lenzuolo
un posto dove affondare
e che tiene l’odore dell’anima
un posto per fare l’amore
e sfiorarsi le tempie
nello scandalo della pelle,
veloci come mustelidi,
fra faglie e doline;
un menhir-pene uccida il cielo!
un dolmen-vagina perfori la terra!
se tutto è a un passo
e si frantuma,
nel compiersi della volontà,
eccetto il dolore.
Ho visto i tuo occhi
il mento, le guance
piene come la goccia
che dalla foglia
straborda, e non le appartiene,
specchiando in te quella
e te stesso e il niente
compenetrando l’attesa
di cadere da un recipiente.
Facciamo l’amore.
Tu sei morto,
sul letto;
l’ultima cosa che ti struscio
addosso è la vita.