Se fossi stato davvero umano
sarei potuto restare sveglio
fino all’incoscienza di te.
Ma apro gli occhi:
nella stanza la sedia è vuota,
e la rivelazione è la pienezza
di chi appare verso e oltre
la superficie di un tempo
che muta, e fa muta la storia.
Il vento ha le mani delle vite
che stanno dall’altra parte;
ne ha i ricci e i baci,
ne ha la lingua,
quasi sempre fino
in fondo incompresa;
ma ti conosco, ti ho toccato
e ti ho salvata.
Adesso siedo e guardo:
prima fischia con le labbra
della sera, poi slabbra
le foglie il vento,
se non sbarba le radici, qui
come dove sei tu.
Il tuo viso si piega nell’acqua
del torrente fra i sassi;
per un attimo è la sutura del mio
del tuo volto di quell’istante insieme
che adesso si divarica.
Ma mi hai toccato e mi hai salvato;
perché anche se ogni patto
è per vizio di natura
infranto, ogni storia dura
in ciò che nel tempo è stato.
E la frattura è condizione
di fede; resiste imperitura.