Ricami vertebre di silenzio
nello spazio friabile
dell’esistenza.
Ti ho vista, nostalgia,
in un tempo di sogno!
Non eri fuori,
era impossibile raggiungerti;
certo non con queste mani.
Hai abitato uno specchio
di spalle riflessa
in un’ortodossia di luci;
lontana, non hai mai detto addio.
Ti ho sentita affidata all’assenza,
vissuta in una perdita
che è impossibile coniugare al presente.
Ti ho finta in cattività,
trattenuta da cento catene d’aria,
incerta di tremori, disertrice
di mille capogiri.
Nel sonno il tuo cuore mi toccava:
prigioniero picchiava in un setto
come la testa a un soffitto,
e tu zitta.
Da sotto e contro la mia pelle.