4

Se rugiade di stelle imbambolate
piovono dal latteo niveo grembo,
sussurrando alla luna serenate
di comete dall’etereo lembo;

se scintillano perlacee elate
sete d’Eldorado e schiara nero il nembo;
se davvero battono spensierate
l’Ore il lento trascorrere del tempo;

allora forse abbiamo trovato
il capriccioso elisir che tu cercavi,
“élan vital!” gridavi; e pure è stato,

se n’è andato quel che speravi.
Io ti chiedo se improbabile stato
e mortale non era quel che amavi.

3

Cos’è questo continuo misurarsi
col presente; non abbiamo da offrire
che anelanti vuoti di memoria.
Labile il nostro flagello ricerca

arabeschi, il falso ci assale
con dubbi posteri, il fetido declivio
accoglie lugubri batraci. Non sai
che cadere in un sonno solitario.

2

E si scende nel vento
in qualcosa di neri
silenzi, in qualcosa
di niente, in qualcosa

di sangue, e si sente
qualcuno, si grida
lontano, si corre…
la nuvola è ferma.

1

Ecco riecheggiare l’eco del mare
un giorno acceso, piovorno di sale.
Hai visto un bimbo bamboleggiare;
dolce, da amare, defficile, frale.

Fauno figlio di addormentate aurore
ho carezzato il tuo corpo d’opale;
ti ho raccontato del mare, del male;
è un lieve di ciglia libellulare.

Così belle le tue chiome e la pelle
d’oliva, allegri alberi chiusi;
è un volteggiare di suoni, di stelle,

di noi, così poco alla vita adusi;
canzoni, emozioni d’anime belle
che presto avranno duri occhi socchiusi.