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A volte vorrei sentire solo l’oceano che soffia, non avere altra occupazione. Ma ormai ho scelto, sono solo una bocca gelatinosa, un’enorme ventosa; la vita mi si è stampata addosso: mi frugo in tasca, bene, ho il mio portafogli, le chiavi, i miei titoli. Lo volete vedere il bando dove c’è scritto che sono stato promosso? che voglia di farvelo vedere. Ma allo stesso tempo quanto è disgustoso! Come sarebbe bello affondare, perdersi nella luce di occhi grigi, diafani; ascoltare i rumori della strada con nelle orecchie i suoni attutiti come in una eco, come ascoltando una conchiglia levigata dai secoli. Ma no, riemergo; ho le mie chiavi, il portafogli. Bene, posso continuare a stare al vostro tavolo; posso continuare a fare la fila, comprare il biglietto. Ma com’è nauseante questo odore di corpi: pezzi di carne appesi nella cella frigo di una macelleria in schiere parallele, intoccabili eserciti autolesionisti. E come è bello l’oceano che soffia…

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