Rivedere un amico è un’incisione nel vissuto, un conato d’affetto; non una visione chiara: uno specchio appannato dall’alito di un bimbo che giochi a nascondersi il volto. Incontrare una persona umana significa riconoscersi. Ma è un lampo. Ecco l’odio, l’invidia, la competizione, la conquista. Poi a volte, fra le alghe, un pesciolino azzurro. Trattengo piccole lacrime sugli scivoli delle ciglia, innocenti birbanti. Voglio essere avaro di questa narcisistica moneta! L’esistenza, la triturante macchina indifferente alle circostanze, somiglia troppo alla commedia umana! “Fabula acta est” disse Augusto in punto di morte. Che bella frase! E quanto pacifica, rilassante! La commedia umana, questo barocco banchetto, trimalcionica pattumiera di proboscidi semiumane, è terminata. No, non piangerò oggi per averti incontrato. Mi voglio imporre una vita che sia priva di contatti personali, anche se tutti ne abbiamo bisogno. Lo so, “de te fabula narratur”, ma sarebbe la cosa migliore non far parte di questo racconto.