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Prendere le lettere per le staffe e tentare di puntellare il crollo, arginare la piena, tappare la falla. Ma ho la faccia inzuppata, sono disteso nella melma. Aspetto che nel cielo si squarci un’enorme vagina e c’inghiotta tutti; un lenzuolo incolore l’azzurro; la svogliatezza del cuore che batte; e tutto quello che mi circonda dentro una bolla preda delle mani capricciose di un bambino. Questo il sogno più ricorrente, ma è fantasia o l’altra faccia della realtà? La profondità è un concetto che mi inquieta; l’asse delle ‘zeta’ non l’ho mai compreso appieno; mi è sempre sembrato senza fondo, nero, gelatinoso. Come sarebbe bello fare di tre dimensioni due.

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