Questa notte sono cresciuto
al contrario
e ti ho tradito
e ho visto il centro
dove l’immaginario lega
il reale,
e l’ho capito
che la battaglia è finita
e che ti ho fatta venire
e mi hai respinto
in una foce di macerie.
Questa notte ti ho guardata
al contrario
e ho visto
che è così frontale
che si ritira
dall’ossario del silenzio
e dalle arterie
quel che vale
e chi l’afferra:
come s’abbevera il cervo
a ridosso del fiume
e le gambe cala
nella collera dell’alligatore
e la ferita il proprio sangue
sbocca alle smagliature della terra.
Questa notte ti sei tagliata
al contrario
e mi hai ferito
con due gambe
ma io in te sono cresciuto
in sogno e poi al risveglio
alzando le braccia
come increspature di ruscello
e ho cercato di afferrare
le tue mani
(le nostre, fra i frutti
del gelso)
affinché tenessero un poco
l’eterna caduta di tutti.
Questa notte sono cresciuto
al contrario
e dentro di me
ho abortito un enigma
soffocandolo
in un intrigo di lana,
e non so se ho guadagnato
o sottratto al tempo
se mi sono moltiplicato
o preceduto
e che cosa sia stato immaginario
e cosa reale,
dove finiscano le gioie
e inizino le pene,
se siano dita o fili d’erba
al buio i sogni
e questo pizzicare.
Questa notte tremando
sono venuto al contrario
e dentro di te
per renderci complici,
in fuga a me stesso
e alla bulimia
dei giorni
…e baro di sogni
mi allontano
adesso
(il buio non ha sorveglianti)
ho le piccole mani di Davide,
il dorso liscio e bianco
sulla gola della notte;
agito in mano
un pene monello
un fardello che schizza
la sinopia
del tuo fondoschiena:
un uccello che spingo
nel vasto lontano
un utensile strano
a riparare
in sogno
il macello
guasto
delle cose semplici.