Penso a te; ogni tanto mi capita, quasi senza saperlo, per fortuna o purtroppo. Ricordo momenti ed emozioni, labili e rapide come un fiume vorace, attimi condivisi in luoghi surreali e magici, dove il sole saluta il verde che acceca e il vento accavalla onde di fili d’erba lunghi come i tuoi capelli.E quanta nostalgia! È una visione di geometriche passeggiate lungo vie pietrose, lente e soffuse come rosari; spaziose, libere, indorate del pulviscolo di una memoria acerba. Tendo le orecchie, strizzo gli occhi, acuisco il tatto; ed ecco il sudore ghiaccio delle nostre mani, il battito sordo del cuore, un tonfo nello stagno. Il tuo cuore; sì, anche del tuo. È come tornare bambini, imbambolati, e far oscillare la testa in girotondo. Ma sono davvero ancora io? Il tempo è passato anche per me? Anche per te? Com’è assurdo tutto questo! Quanto crudeli le ore, i minuti, i secondi, le strade, i palazzi che incatenano vite animali, palpitanti, crude! Voglio disarginare questo torrente che infuria; voglio volare… volare! Leonardesco sogno d’infanzia, mi consola almeno il fatto che forse tu, vagheggiando talvolta il luccichio d’occhi di un pomeriggio di luglio, passeggi ancora con me, sulle nubi…