Essere qui, essere adesso. E non atteggiarsi a semidei sorpresi con le maniche nelle tasche di nidi a scovare plichi che diano nome a corpi che potrebbero essere tutto quanto sono se stessi: scogliere violentate da peli che giocano a nascondino con foglie di vite, alberi a forma di pesce, cinghie per piccole culle, sarcofaghi-slittino, pianure calde al tocco di una mano; coscienze tatuate da specchi, abbagliate, plasmate da fari; carcasse affittate da carne e ossa. Essere qui, essere adesso: al centro del frutto, nocciolo schivo senza sesso e ano, sospeso nella gravità , stupito di sognare di essere nato. E poi scoprire pupille sul fondo di laghi, antichi velieri agorafobici; tenere per ore funi senza cima che sorreggono pozzi senza fondo; ascoltare rivolti lucidi di stivali persi fra le foglie, in attesa, come cuori imbarazzati; indossare al collo guaine di maiali macellati. Ed essere qui, essere adesso.