cara anima, a cui insonne fino a tardi
fa compagnia il pensiero della morte;
quando è notte e tremi e sola parli
prova a tirare i capelli al giorno,
a cercare, seppur con spavento,
quell’ombra a fil di luce
che passa fra le porte
fruga con cura nei pertugi
l’allucinazione di un corpo
che indugia e ti conduce
lungo i rebbi delle cose mute;
possa l’immaginazione forzarne
l’abbaglio nelle poche parole
che siano il limite del dolore;
soffiandole su quella cute
di luce, fatti forza e ricorda:
non conosce euforia di tagli
Venere che pettina Amore.