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A mani nude, sotto una cascata. Hai sentito il lucore rifranto del vetro del mare? Hai visto il lucciolare delle onde? Una voce tace nel petto; non ti potrà raggiungere. Ricordo un’altra vita e penso che forse tu conosci il fine d’altri mondi, o del tutto. Il cuore scalpita e trema. Il potere dell’amore piove da sopra e ci lava l’anima. Schegge di mare ti si scolpiscono negli occhi. Non guardo; vedo noi due attraverso i palmi delle tue mani come in una foto ricordo di una squadra di calcio, tanti bambini su un prato, in una giornata piovosa di sale. Sono rimasti lì, troppo vivi per essere morti. Lo so che l’arbitro non darà il segnale d’inizio; lo fischietterò nel bacio che non ti ho dato in una mattina d’autunno, quando non saprai più chi sono, su un marciapiede senza direzione. Ho preparato il nido a una candela come al nostro piccolo pet domestico, l’ho accarezzato per tenerlo sveglio. È morto. L’onda ha rovesciato la tavola come uno schiaffo su una scacchiera. Non ho avuto più occhi, non ho avuto più bocca. Una coperta si è animata; si è trasformata nell’altra te che riuscivo a stringere; per un attimo l’ho sentita sul viso come uno di quei fazzoletti bianchi come gigli che si adagiano per pietà sui volti dei cadaveri che riposano sui lettini di un obitorio. Se chiudo gli occhi, quanto è profondo il cielo! Le stelle si ottenebrano fra le tue trecce nere. Scendo le scale, raccolgo i pennelli; vorrei imporporarti le guance di coralli, indorarti le narici. Confondermi con gli scogli, diventare azzurrite! Potrei dipingere sulla tela un’altra scogliera, un altro me, un’altra te. Ma ecco riecheggiare l’eco del mare. Sai un giorno avremo anche noi duri occhi socchiusi. Ti ricorderai allora ciò che ti ho raccontato? E cosa esattamente ti ho raccontato? Del mare? Del male? Una volta avresti potuto incontrarmi come un bambino sulla spiaggia, a bamboleggiare; un bimbo dolce, da amare, difficile, fragile. Ma non si rimane mai innocenti: si corre, si grida, si sente, mentre tutto il resto è fermo. La sorte ti scioglie dell’ingenuità della vita. Aspetto in eterno la tua mano premuta su quella stoffa informe a ridisegnare un viso che davvero ti possa vedere. Spero solo di riemergere, sfiorarti le dita.

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