23

Giorni che sbattono come biglie su rotaie di sabbia, rondini in caduta in un canyon: così immagino quest’anno; mi propongo di impersonare un personaggio, abitare un romanzo, e non è facile spersonalizzare. Non amo le storie ma poi mi sorprendo a leggerle come fossero appendiabiti, ganci per carcasse da cella frigorifera. La corrente ti trascina e tu cerchi di aggrapparti come una foglia d’autunno al vento o un passerotto al pallino di piombo che l’ha appena trafitto. Ogni cosa è bifronte: poetica e terribile come un adolescente; dolce e spaventosa come la morte. Alzarsi, inciampare sul pavimento e trascinarsi come in una trincea; essere battezzati o scuoiati in un lavandino; finire travolti da un treno; essere imbalsamati dal gorgo acquoso di un condizionatore: sono tessere da incastrare come crepe sull’asfalto, matrioske di metafore e cruciverba dalle soluzioni mute. La mano poggia sul mento, pistone sul motore, botte che spilla ansia come una vertigine di vuoto. Somiglia a come immagino l’espansione dell’universo, forza contro attrito di ciò che non è… assurdità di sentirsi vivi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *