I passanti avvolti in cappotti lanosi hanno per braccia lame di coltello, le tengono basse come razzi ai lati di un astronave; ma non sono muniti di porto d’armi: non sanno o non vogliono sapere di averne bisogno; li utilizzano per vendere parole o farne elemosina quando hanno la bocca piena. Non serve guardarli negli occhi. I loro bimbi inconsapevoli aspettano in case calde e accoglienti l’ora della metamorfosi, quando dismesse le ali di pipistrello spolverano gli arti di un soffio di borotalco dorato. Ogni soprammobile, ringhiera o orto; ogni bricco, fornello o tacco lacrima di rilessi allo scattare dell’interruttore. Le pupille riemergono dal fondo come cormorani portando ciascuna nel becco una scintilla di liberazione. Il corpo riveste petto, capezzoli, pancia; la rotula, l’orecchio, l’anca. Ironia della libertà condizionata: i passanti per strada sono in incognito, in fuga, pellegrini per valle; sono cappotto, calzino, arsenale; in chiesa aspettano per la benedizione, a casa tacciono; stasera a teatro, per l’agnizione.