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Cose da fare, progetti, responsabilità, desideri. Sì, desideri soprattutto. Siamo così piccoli e invece desideriamo cose così grandi! Se solo l’immaginazione mi sorprende a parlare di lei, vedo me stesso commuoversi: il me stesso che è rimasto indietro,nella posa di prima, mentre immobile dipana un concetto. Ma qualcosa è sgattaiolato fra i pensieri, lo vedo con la coda dell’occhio: un alito incondizionato, una crepa, che non si può dire a parole; delusione, una nota di lieve insofferenza. Eppure com’è dolce questo sensazione d’inadeguatezza, quanto inconsolabile, dolorosa e bella; come le cose che non mutano: essere altro da se stessi, vedersi in una prospettiva più ampia; non tu che compri un libro o guidi la macchina o ti vesti al mattino e poi, impaziente, ansioso, occhieggi le strade, le case, con la loro maschera così umana. No, abbassa lo sguardo, non farti irretire, fa il gioco che facevi bambino, conta le pietre sulla strada. Immaginati così, immobile, preda del tempo, balocco della pioggia che ti scava dentro come fa il sangue nelle vene, come una statua dello sguardo fisso, inviolabile, in un giardino antico, che riflette se stessa e si tiene compagnia, fa le prove generali; prova a perdere tutto, per un attimo, un attimo incoerente, inaspettato. “There is no reason to live” suona la canzone alla radio: mp3 n.19, chissà perché aspetto che finisca per rimetterla dal principio, come non potessi sentire altro; il piano ha dei bassi così carnali, così profondi, i violini invece sono così alti, eterei; “there is no reason to live”, quanto doloroso e quanto bello! Sì bellezza, amore, dolore; ti sembra sempre di aver capito ma non è mai così; lo spettacolo del bello si rappresenta, ti osserva, com’è affascinante! Così depravatamente dolce. Ne sei irretito, ti cattura, e non ha niente a che vedere con l’amore. Amore e dolore si scambiano i vestiti, si abbracciano e si confondono; all’improvviso si tuffano in acque nere e cambiano viso e aspetto e tu… tu forse riesci a piangere, forse per un attimo a sognare e quasi ce la fai ad afferrarli; ma no, lo so, raggiungi la vetta solo se riesci a perdere tutto, a sussurrare, bisbigliare in silenzio. E no, no… non guardarli.

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