Una lunga sofferenza di piedi
nudi, l’estate su aghi di pino,
è stata l’esistenza; e ora la vedi
nell’immaginazione di un bambino
allora alle colonie, ai fuochi, rapito
adesso aduso alla morte, all’assenza,
a un gabbiano dalla rete tradito,
fra le rocce, sul lungomare dell’Ardenza.
Preme una seconda nascita:
dove muta la cicala
salva la vita fugge la vita,
dove muore il pesce è libera l’ala.
Corri in fondo al molo, lontano
additi la nave fra gli scogli
lasci libera la mia mano.
Una lunga sofferenza è l’esistenza
e la vita è la vita che spogli.