172

in un alveare di cielo,
al confine infranto
del blu, hai immaginato stelle
che pungono come api;
io non so se ci sia un fine
alla perdita, o se piuttosto la fine
sia dove sciamano e
sfarfallano i ricordi
là dove arrivano le tue dita d’albero.

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171

una casa è in bilico da sempre
sotto un cielo chiaro
notturno, e resiste;
le stelle vi tralucono minacciose
se la guardano i gufi,
se vicini e severi;
ma se lontani
quelle stesse stelle
le osservi tu
fra i rami
quiete e sognanti;
come fra verdi trame,
nell’erba,
abbracciati,
le vagheggi in desiderati berberi
occhi di amanti.

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11

Consumata da una lenta sognata
sera, ti ha aspettata tua sorella
che ti cullava, un tempo, ancor non nata.
Ora ti guarda, tra la serenella
e ti accenna una parola, sai: quella
che nel fondo è sepolta, nel cuore; qui…

A tarda notte, al varco, hai aspettato
un alito di vento: ma non resta
vita per chi se ne va; aveva fretta
il mattino di accompagnarti desta
al tuo creatore, alla madre mesta,
che ti stringeva la mano, sul cuore; qui…

10

Licantropia notturna
mistero delle cose
argentea e taciturna
come elee nubi, ròse.

Inamene, pensose,
liliali, angeliche;
s’immillano di rose.

9

Piccola e raccolta osservi fra fiori
di lillà il palpitare del mare
sulla battima. Intenta imporpori
le guance di coralli e luce e pare

che s’impigli mica al crine e t’indori
un angelo le nari di un’ilare
raggio e caldo di levantini albori:
così passi liete giornate chiare.

Io d’acqua e d’azzurrite mi dipingo
le dita affusolate e sulla tela
d’altre dimensioni immagini fingo,

e tra schizzi di colori si vela
di dolori immenso increato aringo
che abbuia la tua luce e dice: “c’era…”