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Piccola e raccolta osservi fra fiori
di lillà il palpitare del mare
sulla battima. Intenta imporpori
le guance di coralli e luce e pare

che s’impigli mica al crine e t’indori
un angelo le nari di un’ilare
raggio e caldo di levantini albori:
così passi liete giornate chiare.

Io d’acqua e d’azzurrite mi dipingo
le dita affusolate e sulla tela
d’altre dimensioni immagini fingo,

e tra schizzi di colori si vela
di dolori immenso increato aringo
che abbuia la tua luce e dice: “c’era…”

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